• Irene Sibella

Che ansia! Tutto ciò che devi sapere sull’ansia e su come combatterla



Ti è mai capitato di sentirti sopraffatto, come se stessi “perdendo il controllo”? E di sentire un nodo alla gola che non ti permette di respirare? Di voler scappare più veloce che puoi dal posto in cui ti trovi perché “qui non riesco a resistere”?

Se sei arrivato fin qui, probabilmente è perché sai di cosa sto parlando e vorresti saperne di più. Cerchiamo di individuare insieme le informazioni fondamentali per comprendere l’ansia e per spezzare il circolo vizioso che il disturbo porta con sé.


Diamo un nome alle sensazioni

Immagina di essere fortemente preoccupata/o per il tuo stato mentale fino a temere il peggio o di star “diventando matta/o”. Magari ti eri sempre considerta/o una persona razionale, determinata ed equilibrata e adesso cosa succede? All’improvviso, magari mentre sei sul posto di lavoro, cominci a sentire un’intensa “fame d’aria”, come se il respiro ti mancasse. La testa diventa leggera e avverti una strana sensazione di sbandamento: ti senti “distaccata/o” dal mondo e da te stessa/o, come se l’unica cosa che esistesse in quel momento fosse quella fastidiosa preoccupazione che cresce e non si arresta. Senti di poter “perdere il controllo” da un momento all’altro e…di nuovo, il circolo si ripete.


La maggior parte di noi ha, almeno una volta nella vita, provato sulla propria pelle l’ansia. Quello che succede a livello di sensazioni è molto chiaro a chi ha vissuto questa esperienza: c’è una forte attenzione sul corpo in questi casi.

L’ansia consiste in un’eccessiva apprensione diretta temporalmente al futuro e relativa agli eventi e alle attività della propria esistenza, siano esse lavorative, scolastiche, relazionali o ludiche. Non riesci più a prendere i mezzi pubblici per recarti in ufficio perché “mi stanno stretti”; non riesci più a goderti le uscite con gli amici perché “e se poi l’ansia ritorna?”; magari non riesci nemmeno a confidarti con le persone che ti stanno accanto perché “questo non sono io, non posso farmi vedere così”.


Ma cosa rende l’ansia così subdola? Il fatto che ci induca a pensare di doverla controllare prima di esserne sopraffatti. La sensazione di perdere il controllo e di poter soccombere a questo turbinio di sensazioni è ciò che più contribuisce alla creazione di quel circolo vizioso che ti intrappola.

Più si cerca di controllare l’ansia, più essa si rinforza, poiché concentrandoti sui tuoi segnali corporei non farai altro che acuirli provocando un aumento dell’ansia stessa, che può sfociare in un attacco di panico (la cosiddetta paura della paura).

Pertanto, tentare di controllarla è la cosa più sbagliata che potresti fare! Piuttosto, prova a viverla: cerca di capire che cosa sta succedendo in quel momento, che cosa ti è successo prima e che cosa ti aspetta dopo, in quale contesto hai provato questa sensazione (è sempre lo stesso o cambia?) e chi c’era con te.


Ansia e corpo: dov’è finito il contesto?

L’ansia è forse l’emozione che più ci caratterizza come esseri umani, non solo perché è quella più trattata ma anche perché è quella più intimamente collegata alla nostra natura di essere umani: siamo gli unici animali che possono pensarsi e progettarsi nel futuro e perciò pre-occuparsi della propria esistenza.

Insomma, l’ansia ci appartiene in quanto esseri umani. Certo, ciò non vuol dire che “dobbiamo imparare a conviverci”, perché è comunque sempre un segnale di avvertimento che ci aiuta a capire quando le cose non stanno andando nella direzione in cui vorremmo.


Cominciamo a cercare di comprendere che il circolo ansioso costringe a focalizzare la propria attenzione sul corpo, che diventa tutto. Questo corpo eccessivamente attivato oscura il contesto che rimane semplicemente un sfondo sfuocato e finisce per non essere colto: dove sono mentre mi sta accadendo questo e, soprattutto, cosa ne va di me. Quando ci concentriamo sul corpo, ciò che sentiamo non è più l’emozione ma sono i cambiamenti fisiologici associati ad essa, separando queste due componenti che, normalmente, sono unite. Qui scatta il circolo vizioso: più mi concentro sui cambiamenti fisiologici (e quindi sul corpo), più li sento e più si amplificano. E siamo di nuovo nel loop dell’ansia.


Come si affronta l’ansia? Ecco cinque consigli che vi saranno utili

Affrontare una situazione di questo tipo mette a dura prova chi la vive in prima persona e chi gli sta intorno, perciò ecco alcuni consigli.

  • Cerca di stare nell’ansia, prova a viverla per capire da dove viene e per riuscire a riconoscerla, non cercare di controllarla perché, come abbiamo visto prima, è controproducente. Questo passaggio è importante, ma è anche molto difficile perché l’attivazione corporea è abbastanza elevata da offuscare tutto il resto.

  • Cerca di affrontare, laddove riesci, le situazioni che ti creano disagio perché è vero che l’evitamento in un primo momento sembra la soluzione più adeguata per abbassare i livelli di ansia, ma a lungo termine può rafforzare il circolo vizioso dell’ansia.

  • È utile in questi casi cercare di regolarizzare/normalizzare il processo di respirazione facendo entrare l’aria dal naso e in piccole dosi: ti aiuterà a rafforzare il tuo senso di efficacia e diminuire la sensazione di perdita di controllo.

  • Prova ad annotare tutti i momenti in cui senti l’ansia: cosa succede, dove sei, se sei da soli o con qualcuno, a cosa stavi pensando, cosa dovevi fare. Scrivi tutto quello che ti sembra significativo per cominciare a comprendere la tua esperienza.

  • Se senti di non farcela da solo chiedi aiuto: rivolgiti ad uno Psicologo che ti aiuterà a comprendere i motivi del tuo disagio e a comprendere che senso abbia l’ansia contestualizzandola alla luce della tua storia di vita. L’ansia ha molte forme e diverse manifestazioni: ognuno di noi potrebbe provarla in modo diverso e con intensità differenti, provando alcune sensazioni che magari altri non sentono. È importante comprendere che tipo di effetto fa su ogni persona poiché da qui parte un intervento terapeutico individualizzato.

22 visualizzazioni
  • Black Facebook Icon

© 2020 by Irene Sibella, Psicologa.