• Irene Sibella

Il diario in psicoterapia: semplice resoconto o strumento terapeutico?



La terapia è un percorso in cui psicologo e paziente lavorano insieme per comprendere i motivi della sofferenza e per favorire un cambiamento di quei modi esperienziali che non sono più avvertiti come identitari.

Non preoccupatevi se non è per niente chiaro ciò che ho appena scritto: in questo articolo cercheremo di capire in che modo gli strumenti utilizzati dallo psicologo possono aiutare a comprendere l’esperienza del paziente. In particolare, parleremo del diario esperienziale, fondamentale per toccare con mano quello che succede veramente.

Vedrete che alla fine della lettura la frase d’apertura non sarà più così incomprensibile!


COS'E' IL DIARIO ESPERIENZIALE E PERCHE' E' UTILE?

La compilazione del diario è un compito molto importante: infatti, la terapia è un percorso attivo in cui il paziente ritrova consapevolezza e responsabilità rispetto alla propria esistenza.

Il diario è uno strumento utilissimo se usato nel modo corretto: permette allo psicologo di comprendere l’esperienza del paziente e a quest’ultimo di vedere cosa succede nei momenti di sofferenza.

E quale modo migliore per farlo se non lavorare sui propri modi di fare esperienza? Ognuno di noi vive le proprie esperienze in modo diverso ed è proprio questa la caratteristica che ci rende unici! In ogni esperienza che viviamo noi ci riconosciamo: sono proprio io, in questo momento, che sto scrivendo, sempre io che sto pensando a come rendere comprensibili dei concetti molto complessi e ancora io che voglio condividere non solo parte del mio lavoro, ma anche della mia passione.  

A volte però è come se non ci sentissimo più noi stessi, come se non ci sentissimo più a casa nella nostra vita. Più accumuliamo esperienze di questo tipo, più ci sentiamo degli “estranei” senza alcun controllo sulla propria esistenza. Attenzione! Questa sensazione è qualcosa che si avverte nel corpo ancor prima di coglierla “con la testa”.

Il diario esperienziale gioca un ruolo fondamentale perché permette di cogliere a fondo i vissuti del paziente e il contesto in cui questi accadono. Attraverso la sua compilazione si interroga direttamente l’esperienza del paziente, andando a capire come è stato vissuto quel momento e perché esso rappresenta una situazione di particolare importanza per la persona. In altri termini, il diario ci “costringe” a stare sull’esperienza e non sulle nostre riflessioni ed è proprio quel particolare modo di sentire e vivere le situazioni che deve essere ri-afferrato dal paziente! Questa nuova comprensione di sé favorirà l’apertura di nuove possibilità e un cambiamento dei modi esperienziali.


COME SI SCRIVE IL DIARIO?

Come abbiamo già detto, scrivere in maniera corretta il diario è necessario per poter fare un lavoro sensato e per attivare il processo di responsabilizzazione del paziente.

Nel diario è utile riportare episodi specifici, come se stessimo fotografando precisamente quel momento. Una frase che di solito uso, per esempio con pazienti che soffrono di attacchi di panico, potrebbe essere questa: “la terapia è un percorso attivo, in cui lei è coinvolto in prima persona. Il primo compito che le chiedo è quello di tenere un diario – può anche annotare su smartphone gli appunti – in cui descrive i momenti nei quali sente l’attacco di panico. Nella descrizione dovrà riportare il giorno, l’ora o il momento della giornata in cui le è capitato di sentirsi così; è utile anche specificare cosa ha provato, quello che stava facendo, dove stava andando, con chi era e cosa stava pensando. Insomma, ci serve una fotografia di quel momento”.

Dunque, il diario dovrà riportare nello specifico ciò che la persona ha provato in quel momento e, nel modo più accurato possibile, il contesto in cui si trovava.

Compilare il diario in questo modo permette di confrontare insieme allo psicologo le diverse esperienze e i vissuti della persona, che torna pian piano a riappropriarsi della propria esperienza e dei propri modi di essere.


"E SE NON HO NULLA DA SCRIVERE?"

Potrebbe capitare di non avere nulla da scrivere perché magari in quella settimana non succede nulla di preciso. Attenzione però: se non annotiamo gli episodi salienti alla domanda “com’è andata questa settimana?” tendiamo a rispondere facendo una media di come siamo stati e quindi probabilmente risponderemmo “ma sì dai, tutto bene”. L’esercizio che ci spinge a fare il diario, invece, è proprio quello di allenare la nostra capacità di automonitoraggio permettendoci di stare sull’esperienza e di ritrovare noi stessi in ciò che facciamo, pensiamo, proviamo.

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