• Irene Sibella

Quando il cambiamento chiama. Sei pronto a rispondere?



“Abbiamo sempre due scelte nella vita: accettarla così com’è o accettare la responsabilità del cambiamento.”

[Denis Waitley]


Una di quelle frasi quasi rivelatorie che, quando entra nella testa, difficilmente la abbandona. Non so voi, ma io ci rifletto su ogni giorno sia nella vita privata che nella pratica clinica. A livello teorico non è così complicato capire cosa sia il cambiamento, la difficoltà sta nell’attuarlo. Domande come “è forse tempo di cambiare qualcosa nella mia vita?” o “cosa succederà se decido di intraprendere questa nuova strada?” sono solo alcuni dei dubbi più comuni che ci poniamo e che, però, potrebbero ostacolare il processo di cambiamento stesso.


Quali sono i segnali che ci invitano al cambiamento?

Se state cercando algoritmi e formule matematiche per tentare di capire se è il momento di cambiare qualcosa, allora fermatevi perché non ne troverete. Così come in realtà non esistono dei segnali pre-definiti da spuntare dalla vostra check-list che tirate fuori al bisogno. Nessun Pro e nessun Contro.

Quando il cambiamento chiama, infatti, bisogna essere dei bravi ascoltatori perché difficilmente ci dirà le cose in modo chiaro e comprensibile.

Sebbene possa essere difficoltoso un modo per non perdere l’opportunità c’è.


La bussola che può guidarti verso il cambiamento e che ti permette di rispondere alla sua chiamata sono le emozioni. L’esperienza che facciamo quotidianamente del mondo e degli altri è inevitabilmente accompagnata e colorata dall’emergere di sensazioni e stati d’animo, che ci danno indicazioni su come stiamo in quella particolare situazione. Spesso queste emozioni passano un po’ in sordina, non è facile stare sempre sul pezzo e, alle volte, è così doloroso che alcune emozioni non ce le raccontiamo neanche. Non mettere a tema tali vissuti vuol dire non trasformarli in racconto, ma spesso ciò che non viene detto dalla parola viene espresso dal corpo.

Quante volte il nostro malessere (ansia, disagio, nausea, voglia di essere altrove…) in quella situazione o nello stare con quella persona ci aveva già avvertito che qualcosa non andava? E solo dopo siamo arrivati a cogliere “razionalmente” quello che ci stava accadendo.


Cambiare le abitudini vs cambiare in psicoterapia: qual è la differenza?

Quante volte abbiamo letto articoli o ascoltato consigli che ci suggerivano di cominciare a cambiare piccole abitudini per arrivare ad un cambiamento più importante? “Inizia a mangiare meglio”, “dormi almeno 8 ore al giorno”, “smetti di fumare”: questi potrebbero rivelarsi ottimi consigli, ma se non sono supportati da un cambiamento nei propri modi di essere sono destinati a durare poco. Cambiare abitudini ha sicuramente un impatto positivo sull’esistenza (ad esempio, smettere di fumare migliora la respirazione, riduce il rischio di tumore ai polmoni…), ma quando parliamo di cambiamento in psicoterapia ci riferiamo ad un cambiamento più profondo, che consente di far emergere nuove possibilità di sé e apre nuovi orizzonti di senso.

Ecco perché bisogna essere dei bravi ascoltatori di fronte al cambiamento: non rispondere significherebbe perdere l’occasione di essere “altrimenti”, altro da sé, anche qualcun altro. Attenzione: la necessità di cambiare ci interpella solo se è una possibilità autentica, non solo perché qualcuno ci ha detto che dobbiamo cambiare!


Cambiare costa!

È vero: cambiare costa tempo, denaro ed energia. Senza contare il fatto che devi combattere contro tutti i tuoi pre-giudizi (lo psicologo è per i matti, posso farcela da solo, non ho bisogno di aiuto). La psicoterapia è un percorso attivo, in cui ti devi mettere in gioco e riprendere in mano la tua esistenza: il cambiamento può emergere solo da te!

Non vederlo come una perdita, piuttosto cerca di pensarlo come un investimento: non costerebbe molto di più vivere una vita inautentica?

53 visualizzazioni
  • Black Facebook Icon

© 2020 by Irene Sibella, Psicologa.