• Irene Sibella

Questione di feeling...

Aggiornato il: apr 18



Genere: donna. Mi piacciono: uomini. O viceversa. O entrambi.

Questo è il modo in cui facebook presenta le nostre scelte in base a presunti gusti sessuali. In una riga vengono sottintesi concetti complessi quali la sessualità e l’affettività, temi che ancora oggi in certe occasioni vengono trattati come se fossero dei tabù.


Siamo d’accordo con questa semplificazione? Quello di facebook è semplicemente un esempio che mi serve per introdurre l’argomento di questo post: l’identità affettiva, concetto che pian piano entra a far parte del lessico della psicologia e della vita quotidiana portando una ventata d’aria nuova, come a sottolineare l’abuso di termini come “identità di genere” o “identità sessuale”.


L’identità sessuale è definita a partire dal sesso biologico dell’individuo: dunque, per intenderci, se io possiedo cromosomi sessuali XX sono una donna e avrò una certa espressione fenotipica che sarà diversa da quella maschile, il cui corredo cromosomico è di tipo XY. Questa definizione non ci dice niente del modo in cui le persone vivono il loro essere donna o essere uomo, perciò ecco utilizzato il concetto di “identità di genere”, ossia (da manuale) la convinzione e sensazione intima e profonda di essere donna o uomo. Una definizione molto rassicurante, quasi dovessimo convincere noi stessi che sia effettivamente così. Attenzione: non dimentichiamo il termine “orientamento sessuale”, ossia l’attrazione che possiamo provare nei confronti di persone di sesso uguale o opposto.


Fermiamoci un momento a riflettere su queste definizioni: ci dicono effettivamente qualcosa su come le persone vivono la propria affettività? Ci dicono qualcosa sul modo che ciascuno di noi ha di stare con l’altro? Sul modo di vivere una relazione intima? L’impressione che mi danno è quella di essere delle categorie un po’ astratte e fredde, senza emotività per così dire. Sottolineo che non intendo sminuire la loro importanza e il loro ruolo sia nel quotidiano che nel sapere scientifico: sicuramente, il fatto che esistano così tanti termini per definire le diverse sfumature della sessualità e dell’affettività umana simboleggia lo sforzo di coloro che li hanno teorizzati di cogliere i diversi aspetti.


Tuttavia, il termine “identità affettiva”, che non è ancora così conosciuto, sembrerebbe racchiudere in maniera più calda le diverse facce della sessualità, intesa in senso ampio. L’identità affettiva comprende ogni aspetto dello stare con l’altro, non solamente il punto di vista sessuale portando con sé il concetto di “sintonia”, ossia il nostro modo di essere e di stare con le persone. È un’affinità che va oltre i caratteri sessuali, il matching fisico e l’orientamento sessuale: è qualcosa di più profondo, di più caldo; è il sentire di essere sé stessi quando si sta con quella persona; è un modo di esperire sé stessi che siamo in grado di avvertire solo con quella persona (o con quelle persone).

Un concetto come questo è in grado di mostrare non solo come sia possibile che un giorno una giovane donna, sposata con un uomo da neanche un mese, si accorga di essere perdutamente innamorata della fiorista ingaggiata per il loro matrimonio, ma anche tutto ciò che la neo sposa prova il giorno stesso della cerimonia incontrando per la prima volta la ragazza (l’esempio è tratto da un film del 2005 di Ol Parker, Imagine me&you, che trovate a questo link Imagine Me&You).

Un mix incredibile di emozioni e di aperture di possibilità che non esistevano prima e che concetti così astratti come i precedenti non avrebbero saputo cogliere.


Dentro il termine “identità affettiva” c’è quindi un mondo di cose che una persona può raccontare, sia di sé stessa sia del suo essere-con un’altra persona; non inscatoliamola dentro concetti freddi e astratti che non fanno emergere niente di lei e, soprattutto, restituiamo importanza e dignità al tema dell’affettività, intesa come esperienza delle relazioni con sé stessi e con l’altro.

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