• Irene Sibella

Racconto ed Esperienza: siamo veramente chi diciamo di essere?



Titolo provocatorio per un argomento complesso.

Generalmente, siamo abbastanza in grado di dire se ci piace di più quello o questo o se preferiamo fare questa o quella cosa: perché, allora, alle volte siamo i primi a non riconoscerci nelle nostre scelte? E ancora, perché facciamo fatica a prendere delle decisioni che, “razionalmente”, sarebbero ovvie? L’uomo è complicato da spiegare, proviamo quindi a comprenderlo insieme.

Racconto ed Esperienza: due facce (diverse) della stessa medaglia.

Per comprendere come mai certe volte notiamo una discrepanza tra le nostre decisioni e quello che in realtà vorremmo fare è necessario fare un passo indietro per introdurre un concetto fondamentale della natura umana.

L’essere umano racconta quotidianamente delle storie, riguardo se stesso o altri poco importa: ciò che conta è tenere presente che il racconto è la forma di comunicazione più immediata per noi. Ora, il racconto deriva da un atto riflessivo che ci permette di organizzare il pensiero per poi tradurlo in linguaggio e, quindi, completare l’atto comunicativo.

L’esperienza, ovvero il vivere questo o quell’episodio, è qualcosa di diverso rispetto al racconto; essa infatti è immediata, pre-riflessiva, ossia la avvertiamo prima ancora dell’atto riflessivo e non abbiamo bisogno di quest’ultimo per darle un significato. Le emozioni che proviamo in una determinata situazione hanno un senso prima ancora che il nostro raccontarle o condividerle ne espliciti il significato.

Questione di attimi…

Esiste, dunque, uno scarto tra racconto ed esperienza che alle volte non ci permette di afferrare totalmente il senso di quello che stiamo vivendo e che spinge il racconto di noi stessi sempre nella stessa direzione, quando, magari, ciò che abbiamo vissuto e provato durante quell’esperienza ci ha aperto nuove possibilità di essere e di esistere. Raccontandoci sempre nello stesso modo (dunque non esplicitando temi magari per noi dolorosi) rischiamo di rimanere incastrati in un racconto di noi poco coerente con ciò che, in realtà, stiamo vivendo o vorremmo vivere. Non solo: rischiamo di perderci un intero mondo di modi alternativi in cui esistere e riconoscersi! E questo è un affronto che non potremmo mai perdonarci!


Come abbiamo già detto, è una caratteristica propria dell’essere umano quella di raccontare storie, ma perché dovremmo privarci della possibilità di vivere una vita autentica? Basta poco per riassestare il racconto in una storia più coerente di sé: bisogna ascoltarsi un po’ di più e ascoltare un po’ di più il proprio corpo, la propria esperienza. Solo così non saremo sopraffatti da un’esistenza che, per definizione, è sempre un passo avanti a noi.

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